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Beatrice: «Conte, voi che foste braccio armato e che offriste voi e i vostri armati al mio sposo per la conquista del ducato di Milano e con successo all’occupazione di Pavia, che lo vegliaste in morte e mi sconsigliaste, contro il parere del Papa, di andare in sposa al laido Duca, ora ancora una volta vi ergete a mio protettore rischiando la perdita del vostro feudo e la vostra stessa vita, consegnatemi al Carmagnola, vi rivolgo preghiera di salvarvi».

Conte: «Madonna, voi che foste sposa illibata del mio amico e donno capitan Facino, voi che con noi pugnate, indossando armatura ed armi e vi buttaste nella mischia perché le nostre genti risultassero vittoriose e vittoriose furono espugnando Pavia. Voi che per assecondare il Papa finiste vittima di un malvagio e infido Visconti, ora andate difesa oltre la vita e le miserie di un feudo che si salva solo con l’onore».

 Beatrice: «Colpevole fui io quando sciolsi le armate del mio defunto marito e parte le misi al soldo del Duca. Mandate un messo ai comandanti di quelle armi. Sono certa che accorreranno abbandonando il Duca. Verranno a dare man forte a voi e me quando sapranno del mio stato e dei miei bisogni. Chiedete loro aiuto…».

Così Beatrice di Tenda diceva al conte Guido Gambarana, signore di Montesegale, mentre il conte di Carmagnola, al servizio del duca di Milano, assediava il suo castello per trarre prigioniera Beatrice che presso di lui si era rifugiata dopo che un tribunale ducale l’aveva condannata a morte per “alto tradimento”. Beatrice aveva solo risposto ai continui tradimenti del marito diventando amante del nobile Orombelli.

Il castello di Montesegale, oggi di proprietà della Famiglia Jannuzzelli, sorge su uno sperone tufaceo al centro della valle dell’Ardivesta.Il nome Ardivesta deriva dalla trasposizione dialettale (Ar d’ Vesta) da Ara Vesta, per un tempio votivo alla dea Vesta, innalzato nella zona dove ora sorge un tempio romanico). Ardivesta è anche il nome del fiume che scorre al centro della valle. Da resti ancora evidenti (una cisterna e murature), le prime fortificazioni del castello risalgono ad un oppidum romano.  Il luogo fu successivamente fortificato dai longobardi di Pavia e ne fu investito il Conte Palatino, il primo ministro dei Re Longobardi, che lo tennero, fra alterne vicende, per oltre settecento anni. 

La storia di Montesegale è legata ai conti Gambarana, per secoli  proprietari del castello,che attorno al 1270 assunsero anche il nome di conti di Montesegale.

Il territorio acquisì sempre più importanza grazie al possente castello che dominava l’intera Valle Ardivesta: la rocca, edificata in gran parte dai Signori Gambarana nel XI secolo, nel 1322 era munita di 200 cavalieri e 400 fanti comandati da Vergasio Landi, capitano dell’esercito pontificio.

Era un’epoca in cui le lotte si susseguivano e la situazione mutava di giorno in giorno.

Quando i Visconti si impadronirono di Tortona e di Pavia che passò così ai ghibellini insieme a Voghera, la reazione non si fece attendere: da Montesegale e dai Gambara partì guerra contro i Visconti.

Nel 1316, nella lotta tra Papa Giovanni XXII e Matteo Visconti, il castello di Montesegale

ebbe un ruolo determinante fino alla conquista della città di Piacenza nel 1322 da parte di Obizzo Landi di Cerreto detto il Versuzio.

La  rocca, dominata da Lodovico di Langosco, servì al Landi per muovere l’attacco definitivo contro la città emiliana. Gian Galeazzo rispose a questo duro attacco ordinando la distruzione del castello di Montesegale. Ed infatti il 10 aprile del 1333 il Consiglio generale di Pavia prese accordi con la Comunità di Voghera per muovere guerra contro Montesegale, che si era per l’appunto rivoltata ai Visconti. Ma la rocca, ben difesa e privilegiata per la sua posizione, riuscì ad evitare l’assedio sia dei pavesi che dei vogheresi.

Il 17 novembre 1359 Galeazzo Visconti entrò in Pavia, elesse la città a sua dimora, e vi fece edificare il castello.

A Galeazzo successe il figlio Gian Galeazzo che formò in Pavia una contea separata da Milano comprendente gran parte dell’Oltrepò tra cui Montesegale. Il ducato fu teatro di numerose ribellioni sia interne che esterne. Tra i principali ribelli vi furono anche i conti Gambarana ed in particolare Guido, con i figli Ottino e Giacomo, e Antonio con il figlio Ludovico di Montesegale. Furono anni difficili e di grande confusione.

Le lotte fra i Gambarana e Voghera continuarono sino alla pace del 22 di marzo 1405. Pace che non durò a lungo: già nel 1410 i conti di Montesegale  insieme ai marchesi Malaspina di Godiasco, e in accordo con la Repubblica di Firenze, insorsero ancora contro i Visconti. Guido Ganbarana di Montesegale, i Malaspina di Godiasco col condottiero Facino Cane e la moglie Beatrice di Tenda, provenienti dal Monferrato, mossero alla conquista del ducato di Milano.

 

Conquistata Pavia e imprigionato Filippo Maria Visconti, si apprestavano a invadere Milano.

La morte improvvisa di Facino Cane indusse il papa a consigliare Beatrice, contro il parere di Guido Gambarana, a sposare il duca prigioniero e diventare duchessa di Milano. Il laido Duca che preferiva le fantesche ai doveri coniugali, fece processare la moglie per “alto tradimento” (aveva solo ripagato il marito con un amante, il nobile Orombelli). La Duchessa, per sottrarsi alla condanna a morte, si rifugiò presso i compagni del suo defunto marito, i conti Gambarana di Montesegale.

Il Duca Filippo Maria inviò un nutrito esercito guidato da Francesco Bussone detto “il Carmagnola”. All’esercito ducale si unirono anche le milizie Vogheresi, contro Godiasco e Montesegale. L’effetto fu devastante: il 18 settembre 1415 il castello di Montesegale fu ridotto in macerie e fu confiscato ai conti Gambara che solo il 9 gennaio 1467 ottennero dal duca Gian Galeazzo Sforza  e dalla duchessa Bianca Maria nuovamente la concessione del feudo di Montesegale.

Beatrice fu catturata e condotta al Castello di Binasco dove, nel 1418, fu decapitata.

A partire dalla seconda metà del Seicento, il castello di Montesegale perde la sua originaria funzione di fortezza-controllo per diventare esclusivamente un luogo di villeggiatura dei conti Gambarana.

Tramontato il feudalesimo, l’Oltrepò passò sotto casa Savoia: il 29 maggio del 1753 i feudi, compreso quello di Montesegale, passarono nelle mani di Re Carlo Emanuele. I Gambarana ottennero solo la reinvestitura onorifica di Montesegale che entrò a far parte della Provincia di Voghera e il castello fu abbandonato. L’arrivo di Napoleone in Italia segnò la fine della famiglia Gambarana nel territorio: solo Montesegale rimase ancora per lungo tempo proprietà di Gaetano Gambarana.

La nobile Giuseppina De Regibus Cacciapiatti di Novara, vedova di Giuseppe Gambarana (figlio di Gaetano), dopo aver tentato inutilmente di recuperare l’unico possedimento ancora dei Gambarana, decise di vendere il castello di Montesegale ai Belcredi: Il 14 settembre 1875 l’intero possedimento di Montesegale insieme al castello fu venduto per 30.740 lire. I coniugi Belcredi abitarono il castello fino al 1886.

 

 

Il 19 maggio 1887 i figli cedettero il maniero per 320 mila lire all’imprenditore italo-americano Carlo d’Aste.

Da allora il castello passò di mano numerose volte: Carlo d’Aste vendette i suoi possedimenti a Luigi Giussani per 70 mila lire il  2 febbraio 1906 ma già il 31 gennaio 1913 questi lo cedette a Giuseppe Gastaldi e Virginio Goggi.

Il 19 settembre del 1917 il castello, che pian piano andava sgretolandosi per la mancanza di manutenzione, fu acquisito da Giacomo Cavanna di Novi Ligure, il primo a dar vita ad una serie di restauri conservativi.

Il 22 novembre del 1919 il Cavanna cedette il castello e gli appezzamenti di terremo circostanti per 120 mila lire.

Nel 1928 il castello passò nelle mani di Agostino Gambarotta e, alla sua morte, nel 1945, in quelle dei figli tra cui Luisa, che il 2 novembre 1970 cedette castello e terreni a Ruggiero G. M. Jannuzzelli che ha avviato quelle corpose opere di conservazione e di restauro che hanno riportato oggi il Castello di Montesegale agli antichi splendori.